Una grande passione per il circo, una tradizione tramandata di padre in figlio e il rispetto di ideali che rendono i legami ancora più forti. E’ la famiglia Folco, Paolo e Giusy con i figli Kevin, Erminio e Luna. Tanti sorridi e simpatia, oltre a una fantastica accoglienza sotto lo chapiteau del Circo Bellucci. A rispondere alle nostre domande papà Paolo. Con lui abbiamo parlato della nuova generazione di artisti, del fantastico mondo del circo e del futuro che lo attende.
Ci racconti qualcosa della tua famiglia?
“Siamo partiti da un piccolo paese del Veneto, per poi andare a lavorare a Parigi. E’ iniziato tutto da lì. Ci siamo fermati nella capitale francese per quasi trent’anni, poi sempre in tournée all’estero. Con la seconda generazione, che praticamente è la mia famiglia e mio fratello, abbiamo continuato a fare questo mestiere un po’ in Italia e ancora fuori confine. Adesso, la tradizione di famiglia continua con i nostri figli e altre tipologie di numeri”.
Come definiresti la tua famiglia?
“A dare una definizione è molto difficile. I figli per noi sono sempre più bravi di tutti. Si può pensare che il proprio figlio sia un talento nel mestiere che fa, ma sono gli altri che devono giudicare. Noi cerchiamo di fare il nostro lavoro nel miglior modo possibile e sono sempre dell’idea che è fondamentale il giudizio delle altre persone”.
Il senso di appartenenza e la condivisione sono punti di forza per un nucleo familiare…
“Sì, certamente. Ci aggiungerei il rispetto. Ricordo che da piccolo, quando mio padre veniva in carovana, quasi ci si alzava in piedi e che quando lui parlava lo si ascoltava con attenzione e ammirazione. Vi era, appunto, grande rispetto ed educazione. Ovviamente, i tempi sono cambiati. La famiglia, però, ha ancora un ruolo determinante, così come quello svolto da un padre e da una madre”.
In famiglia siete in cinque. Ci puoi illustrare le discipline dei singoli componenti?
“Io scendo in pista con un numero in cui i nostri cani sono i protagonisti. Mia moglie Giusy si esibisce con gli hula hoop. Mio figlio Kevin, 22 anni, fa il giocoliere e ha ampi margini di miglioramento perché è giovane e ancora molti anni per provare e crescere artisticamente. I più piccoli della famiglia, Erminio (13 anni) e Luna (12 anni), si esibiscono ai pattini acrobatici. Hanno iniziato a studiare solo da un anno e miglioreranno tantissimo in questa disciplina. Non frequentano nessuna scuola di circo. Gli ho insegnato come iniziare e come esercitarsi. Nella preparazione seguono i miei insegnamenti”.
Qual è la tua idea di circo?
“Non è semplice rispondere a questa domanda. La mia idea è che ci deve essere più qualità. Bisogna portare in pista dei bei numeri perché il pubblico che paga il biglietto per seguire lo spettacolo cerca proprio la qualità”.
Cosa ti ha fatto innamorare di quest’arte?
“La passione con cui la mia famiglia l’ha praticata nel tempo e la possibilità di lavorare con importanti famiglie circensi. Siamo stati sempre in contatto con grandi artisti e potrei fare tanti nomi. Ho un bel ricordo di artisti che al mattino provavano in pista dimostrando veramente che tutto parte dalla passione, non dal caso. Questo, ad esempio, mi ha fatto avvicinare sempre più a questo lavoro”.
Come descriveresti oggi il circo?
“Forse un po’ triste. Se devo essere sincero, molte cose vengono fatte con la solita routine e spesso mi sembra di percepire poca passione”.
L’aspetto più bello di essere un circense?
“Essere ripagato dagli applausi del pubblico. Oggi, vedere i miei figli lavorare in pista e ricevere l’apprezzamento del pubblico è una grande soddisfazione. Per chi come noi lavora nel circo è la gratificazione più importante”.
C’è un rammarico? E la soddisfazione più bella?
“Il rammarico più grande è che per mantenere la parola data o le proprie idee, in passato, non ci siamo trasferiti oltreoceano per lavorare. Abbiamo comunque avuto belle soddisfazioni lavorando nei più bei circhi d’Europa. Possiamo ancora fare e dare tanto ma quando arriverà il nostro momento come genitori ci fermeremo per dare spazio solo ai nostri figli”.
C’è un messaggio che vorresti rivolgere ai tuoi colleghi?
“Ogni artista ha le proprie idee, quindi non mi sento di dare dei consigli. Un invito, forse sì, vale a dire lavorare sempre con passione perché questo aspetto conta molto nella nostra professione. Non c’è solo il denaro o la routine della giornata, ma occorre metterci il cuore, come in tutti i mestieri, perché questo ti permette di fare molto bene”.
Cosa riserva il futuro al mondo del circo?
“E’ difficile da dire perché la qualità è poca e gli artisti sono tanti. Mi auguro che, anche per la mia famiglia, le cose possano sempre migliorare. Il circo non è morto. Il circo è ancora uno spettacolo che al pubblico piace, ma deve essere fatto per bene perché, come detto prima, se è scontato poi diventa poco appagante”.
Come vedi il futuro dei tuoi figli?
“Molto positivo perché loro hanno tanto entusiasmo. In loro mi sembra di rivedere me alla loro età. Quindi, sono certo che verranno ben ripagati per il loro impegno. Auguro loro di poter fare grandi cose, di visitare il mondo come fatto dalla mia famiglia. E’ un aspetto importante perché conoscere altri paesi, altre modi di fare circo, confrontarsi con grandi artisti, può solo spingerti a fare meglio ed a migliorare sempre più a livello tecnico e artistico”.
Progetti per il futuro?
“Permettere ai nostri figli di continuare a lavorare nelle migliori delle possibilità. Anche perché è il loro momento, puntiamo molto su Kevi, Erminio e Luna. Abbiamo fatto tanto per loro e adesso devono dimostrare di saper fare bene questo lavoro. Mi auguro che possano visitare il mondo e vedere grandi cose”.
Com’è il rapporto con il pubblico?
“Meraviglioso! Quando fai il tuo lavoro con passione il pubblico lo percepisce e lo apprezza”.
Il circo è un mondo in continuo mutamento, cosa dobbiamo aspettarci?
“Sì, questo mondo è in grande evoluzione. Esiste il circo contemporaneo, ma il pubblico continua a preferire quello tradizionale. Il pubblico, ed i bambini in particolare, ama vedere gli animali, i trapezisti, i giocolieri, i clown. E’ giusto ed interessante che esistano altre tipologie di spettacolo, ma in futuro credo che ritornerà alla ribalta lo spettacolo tradizionale. Uno show ben curato e di qualità saprà riportare il pubblico sotto lo chapiteau”.
Cosa diresti a Luna ed Erminio, i più piccoli della famiglia?
“Devono continuare ad impegnarsi sia nella preparazione al circo che negli studi. La scuola è molto importante così come il lavoro. Devo riconoscere che sono particolarmente bravi, si impegnano e ottengono buoni voti. Come genitore sono soddisfatto. Nello studio della disciplina l’impegno non manca, fanno le loro prove e poi gli spettacoli. Alla loro età acquisiscono in fretta e bene, ascoltano molto i consigli. Poi, quando saranno più grandi avranno la possibilità di perfezionare il loro bagaglio tecnico e artistico”.
Un messaggio agli amici del circo e ai lettori di Circo Italia…
“Gli amici e gli appassionati devono aiutarci a promuovere quest’arte. Questo lavoro lo si può fare in tanti modi, è un bel mestiere, ma deve essere fatto bene. Avere la passione per il circo è una grande cosa e chi ama questa cultura deve contribuire a diffonderla, così come molto bene fa il giornale Circo Italia”.
Daniele G. Masciullo








