“Da grande voglio volare!”. Inizia all’età di nove anni l’amore di Nicholas Errani per il trapezio Washington. Un amore che ancora oggi è forte, fortissimo, e che vede l’artista portare avanti, con grande successo, la tradizione circense della famiglia Errani.
“Mi sono avvicinato a quest’arte da piccolissimo, grazie ai miei nonni, a mio padre e oggi siamo alla quarta generazione – dice subito Nicholas appena accolti sotto lo chapiteau dell’International Happy Circus – Circo d’Acqua della famiglia Medini -. Ammiravo mio padre lì, sotto la cupola, sul suo trapezio Washington, e così un giorno ho detto che da grande avrei voluto seguire le sue orme e… volare”.
Parlaci un po’ di te…
“Raccontare di me è difficile perché non sono una persona che parla tantissimo di sé. Preferisco che siano le persone a parlare di me, a guardare la mia esibizione, a valutarla e poi a giudicare se un artista è bravo oppure no. Certo, bisognerebbe anche raccontarsi un po’ per far capire allo spettatore che uomo c’è dietro perché la cosa bella è proprio capire chi si ha come interlocutore. Sono il papà di Manuel e Alexandra e faccio questa vita da sempre perché sono nato e cresciuto in una famiglia del circo. Sono una persona semplice, tranquilla e molto rispettosa. Ho avuto dei genitori che mi hanno insegnato l’educazione, il rispetto e l’amore per quello che si fa. Mio padre mi ha sempre ricordato che viene prima di tutto il lavoro. Poi si può pensare al resto, al divertimento e allo svago. Ho avuto un maestro davvero ‘tosto’ che, però, mi ha insegnato il valore della vita”.
Ci racconti qualcosa della tua carriera artistica?
“Sono felice del mio percorso e sono consapevole che si può fare molto di più, nel senso che, nel tempo, avrei potuto partecipare a più eventi, festival e manifestazioni. Però non mi sono interessato più di tanto perché ho scelto di dedicarmi alla famiglia. Quando sono nati i miei bambini ho avuto tante occasioni per lavorare all’estero ma ho pensato che per il futuro dei miei figli sarebbe stato più utile e sicuro restare in Italia. Oggi, posso dire di essere soddisfatto di quello che ho fatto e spero in futuro di avere nuove opportunità per fare conoscere quello che faccio”.
Ci descrivi in breve i tuoi numeri?
“La mia esibizione di punta è, ovviamente, il trapezio Washington. E’ ciò che amo di più! E’ il numero che riesco a meglio interpretare e in cui mi sento più sicuro nonostante la sua difficoltà e pericolosità. Ma mi esibisco anche con i monocicli. E’ un numero che ha sempre caratterizzato la Famiglia Errani, i cui artisti sono stati ciclisti e acrobati, e sono felice di continuare nel segno della tradizione”.
Come ti descriveresti con un aggettivo?
“Con un solo aggettivo non è certo facile e poi, come anticipato, non amo descrivermi. Invece, mi piacerebbe sentire l’opinione della gente. In ogni caso, direi umile. Forse anche troppo umile”.
E’ comunque una caratteristica importante del tuo carattere…
“Sicuramente. Infatti, non mi piace evidenziare di essere bravo nel fare qualcosa perché nel nostro lavoro è fondamentale il giudizio che ha di te il pubblico. Poi anche quello delle persone che ti sono accanto. Probabilmente sono un po’ introverso e non parlo molto. Forse, cambierei questo aspetto del mio modo di essere”.
Sei molto legato alla tua famiglia. Com’è vivere con i propri cari all’interno del circo? Riesci a conciliare bene il lavoro con la crescita dei bambini?
“È molto dura anche perché il circo è itinerante e ci si sposta di piazza in piazza. Con i bambini e la frequenza a scuola l’impegno è tanto, tra documenti, iscrizioni e altre incombenze. Ma abbiamo fatto una scelta di vita e per il bene dei bambini si fa questo e altro”.
L’esperienza più bella fino ad oggi?
“L’emozione più grande è stata vincere il Festival di Latina nel 2020. Penso che sia il ricordo più bello. Aggiungerei altre esperienze significative come quella in Francia, a Lille, nel 2025 e al Circo Medrano a Firenze. Senza dimenticare le apparizioni televisione alle trasmissioni Italia’s Got Talent e Tú sí que vales”.
Hai un rammarico?
“Sì, quello di aver rifiutato dei contratti di lavoro lontano dall’Italia. Non è stato facile ed è stata una decisione legata ad esigenze familiari”.
Com’è il rapporto con il pubblico?
“Dipende dal pubblico che si incontra in ogni piazza ma è sempre un’emozione particolare. Amo lavorare davanti al mio pubblico, sentire battere le mani. E’ fantastico e ti spinge a dare sempre il 100% per strappare sempre più applausi. Dopo tanti anni, potrebbe sembrare difficile sentire emozioni, ma quando il circo è sold out, quando senti gli applausi ed i commenti del pubblico, vuoi volare ancora più forte e in alto. Poi ci sono gli eventi speciali come quelli del Circo Medrano che mi ha visto esibirmi in un palazzetto con 3.600 spettatori. È stato straordinario, una sensazione incredibile”.
Hai mai avuto paura?
“Sì, ho sempre paura però quando lavoro sono concentrato solo sulla mia esibizione e la paura ci deve essere. Perché se non hai paura allora è il momento in cui sbagli e ti fai male”.
Parliamo ora del mondo del circo.
“Il circo oggi è in una situazione difficile e per vari motivi. In passato si arrivava in una piazza, si montava lo chapiteau, si faceva un po’ di pubblicità e si lavorava tantissimo. Oggi è cambiato tanto. Bisogna pensare a una pubblicità mirata e non solo con biglietti, manifesti ma si fa tanta attività sui canali sociali come Facebook e Instagram. E’ diventato molto difficile fare circo in Italia. Ci sono responsabilità che ricadono sui servizi comunali inadeguati e in parte anche su noi circensi. Penso che sarebbe stato più utile per tutto il movimento organizzarsi meglio, mettersi d’accordo su cosa fare, su come fare e andare tutti nella stessa direzione”.
Quindi, una situazione mutata rispetto al passato. Come lo vedi il futuro?
“Partiamo da un dato di fatto: il circo piace ancora, e tanto. Se in futuro i circhi che lavorano in Italia presenteranno spettacoli all’altezza, in strutture adeguate, comode, riscaldate, così come in tanti già stanno facendo, allora si lavorerà bene. D’altronde, l’abbiamo verificato pochi giorni fa, nella tappa di Lecce, dove l’International Happy Circus – Circo d’Acqua ha raccolto un successo strepitoso”.
Vi è tanto entusiasmo e voglia di continuare a fare bene…
“Certamente, il circo in Italia non è finito, come pensano in molti. Se fatto bene, il circo secondo me può dare ancora tanto come accade all’estero. In Italia ho visto tante realtà che presentano grandi spettacoli e stanno ottenendo ottimi risultati”.
Obiettivi per il futuro?
“Prima di terminare la mia carriera artistica, mi piacerebbe partecipare a un altro festival e cercare di farlo all’estero, in maniera da potermi confrontare e misurare con artisti provenienti da altre nazioni. Sarei anche curioso di vedere la reazione del pubblico straniero alla mia esibizione”.
Un ultimo messaggio agli appassionati…
“Venite a trovarci il più possibile perché il circo ha bisogno del suo pubblico, non vive senza di esso. Noi artisti cercheremo sempre di dare il massimo per regalare un’emozione, una magia e perché no un sorriso”.
Daniele G. Masciullo






