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L’Ente Nazionale Circhi prende posizione contro i servizi giornalistici sull’utilizzo degli animali negli spettacoli

Dopo la pubblicazione, lo scorso 15 luglio, di servizi giornalistici volti a gettare delle ombre sull’intero movimento circense per il presunto maltrattamento degli animali impiegati negli spettacoli, l’Ente Nazionale Circhi, nella persona del presidente Antonio Buccioni, ha preso posizione su questa delicata e complessa vicenda.

Ciò per la duplice esigenza di salvaguardare, da un lato, l’intero movimento circense ed evitare generalizzazioni e forzate strumentalizzazioni che mal si conciliano con l’attenzione ed impegno profuso giornalmente da realtà che operano con attenzione, scrupolo e professionalità nell’ attività circense e, dall’altro lato, proprio per l’esigenza di tutela di persone e di animali impiegati nelle predette attività, al fine di salvaguardarne la loro cura all’interno del circuito circense.

L’Ente Nazionale Circhi, che ha come finalità quella di promuovere lo sviluppo delle attività circensi non trascurando ed anzi ponendo particolare attenzione alla tutela di tutti coloro, animali compresi, che rendono giornalmente affascinante ed unico “l’universo itinerante”, ha richiesto informazioni alle imprese associate ed ai circhi interessati, i quali hanno fermamente negato le asserite violenze.

L’Ente ha fatto poi riferimento ai video sotto copertura con immagini molto controverse, del tutto decontestualizzate e ridotte a pochi frammenti, dai quali risulta complesso ricostruire i reali accadimenti e che, anzi, paiono avere l’unico scopo di fornire una visione distorta dell’attività circense.

Per quanto riguarda le deiezioni degli animali, l’Ente ha precisato che “per legge, lo spettacolo circense è sempre preceduto dalla presentazione al territorio ospitante di idonea documentazione atta a dimostrare – oltre al benessere animale – le modalità di smaltimento dei rifiuti organici così l’abbandono o lo scorretto smaltimento di letame sono impossibili”.

In merito alle stereotipie mostrate nei video, ha aggiunto che “non si può concludere automaticamente che gli animali siano stressati solo perché compiono movimenti ripetitivi, come andare avanti e indietro. Tali comportamenti devono essere valutati caso per caso attraverso metodi scientifici, oggettivi ed empirici, considerando il singolo animale e il suo contesto quotidiano”.

Allo stesso modo, sull’utilizzo della termocamera per sostenere che gli animali nei circhi soffrono il caldo ha precisato che “è una metodologia non sufficiente a dimostrare un’effettiva condizione di sofferenza. La valutazione dell’impatto delle condizioni atmosferiche sulla fisiologia degli animali richiede infatti misurazioni e accertamenti scientifici condotti da esperti qualificati”.

L’Ente Nazionale Circhi ha fatto un’ultima riflessione sui finanziamenti pubblici al settore: “sostenere che i circhi si sostengano con fondi pubblici non corrisponde alla realtà perché solo una minima parte accede a tali contributi attraverso una iter documentale che ne verifica l’idoneità”.

 

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